PERCHE’ NON RIESCO A DIMAGRIRE – PARTE II: IL SENSO DI SAZIETA’…QUESTO SCONOSCIUTO

Qualche volta capita di ricevere in studio persone che, pur essendo estremamente motivate, non riescono a perdere peso e questo senza una apparente motivazione: la dieta è adeguata e loro la seguono alla lettera. Inizia allora una valutazione dettagliata di tutte le eventuali sostituzioni e modifiche fatte e dopo una serie di domande mirate emerge la vera causa: incapacità di controllare i picchi di fame, soprattutto serali. Individuato il problema si cerca la soluzione che consiste in modifiche inerenti la qualità/quantità del pasto precedente a quello incriminato, l’uso di integratori e la psicoterapia.

Cerchiamo però, ripartendo dall’inizio, di analizzare il problema e di capire se questa pulsione ha una base fisiologica e/o genetica.

Il nostro corpo è una macchina potenzialmente perfetta dove ad ogni azione corrisponde una reazione, ma a volte gli ingranaggi possono incepparsi creando dei loop dai quali può essere difficile uscire.

Uno di questi ingranaggi è rappresentato dalla leptina, un ormone anoressigeno che invia al cervello il segnale di sazietà. Oltre a questo svolge molte altre funzioni tra cui azioni a carico della sfera riproduttiva e del sistema immunitario (e conseguente infiammazione corporea), ma rimanendo in tema strettamente inerente il “calo di peso” e il “comportamento alimentare”, è importante sapere che:

controlla l’accumulo di grasso a livello corporeo stimolando la lipolisi (smaltimento dei lipidi) e inibendo la lipogenesi (accumulo di lipidi), promuovendo l’utilizzo degli acidi grassi per produrre energia (ATP) anziché grasso;

aumenta la sensibilità all’insulina e l’utilizzo di glucosio a scopo energetico;

agisce sull’asse “ipotalamo – ipofisi – tiroide” stimolando o rallentando il metabolismo.

Entriamo ora nel dettaglio: la leptina viene secreta a livello degli adipociti (cellule adipose, principalmente  bianche), e la sua sintesi è stimolata dall’assunzione di cibo.

Dal momento che viene prodotta dalle cellule adipose, avere un eccesso di grasso condurrà ad un incremento dei livelli di leptina, ma non lasciamoci ingannare dal fatto che più produciamo questo ormone e più dimagriamo perché, così come accade per l’insulina, un suo eccesso induce leptino – resistenza con conseguente riduzione della sua efficacia (non a caso si osservano sempre elevati livelli di leptina libera negli obesi).

Un altro fattore che influenza la liberazione di leptina è rappresentato dalla qualità del sonno: la riduzione delle ore di riposo notturno impatta infatti sulla regolazione dell’appetito a causa di uno squilibrio nella produzione di grelina (ormone che agisce in contrapposizione alla leptina inducendo lo stimolo della fame e la cui produzione/attivazione vengono ridotti durante le ore notturne per garantire il digiuno, evitando abbuffate notturne), e di leptina con notevole aumento della prima a sfavore della seconda. Da questo sbilancio ormonale ne consegue un aumento del desiderio di carboidrati al risveglio ed un aumento dell’assunzione di cibo durante tutta la giornata.

Altra causa predisponente l’incremento di peso in associazione al metabolismo della leptina è rappresentato dal “bagaglio genetico” ereditato dai nostri genitori. Può capitare infatti che variazioni genetiche sfavorenti inducano l’organismo ad una diminuzione della sensibilità verso l’ormone e conseguente riduzione della capacità di controllo del senso di sazietà, di utilizzo dei grassi/carboidrati a scopo energetico e inoltre rallentamento del metabolismo.

Ma è possibile fare qualcosa per riprendere in mano il controllo del nostro corpo? Fortunatamente sì! Possiamo agire sia con l’integrazione che con una dieta mirata a diminuire l’eccessiva produzione di leptina incrementando ad esempio l’utilizzo di frutta rossa e blu (mirtilli, frutti rossi, ecc.), di crucifere (cavoli, broccoli, rucola, ecc.), di spezie ed erbe aromatiche mediterranee e di tè verde, sia lavorando sullo stile di vita (incrementando ad esempio l’attività fisica e le ore di sonno), e sull’approccio al cibo. Affiancare alla dieta una terapia psico-comportamentale atta a gestire gli eccessi alimentari da carenza leptinica è indispensabile per ottenere risultati soddisfacenti. Ancora una volta l’approccio combinato è fondamentale ed è quello che noi di Vcare ci impegniamo a fare ogni giorno.

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